Incontri Teatro

10 e 11/11 – “Agosto a Osage County” al Teatro Due

AGOSTO A OSAGE COUNTY

di Tracy Letts
traduzione Monica Capuani

SPAZIO GRANDE
10 e 11 novembre

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regia Filippo Dini

con Anna Bonaiuto, Manuela Mandracchia, Filippo Dini, Fabrizio Contri, Orietta Notari, Andrea Di CasaFulvio Pepe, Stefania Medri, Valeria Angelozzi, Edoardo Sorgente, Caterina Tieghi, Valentina Spaletta Tavella

dramaturg e aiuto regia Carlo Orlando
scene Gregorio Zurla
costumi Alessio Rosati
luci Pasquale Mari
musiche Aleph Viola
suono Claudio Tortorici
assistente regia Eleonora Bentivoglio
assistente costumi Rosa Mariotti

produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

La prima mondiale di August: Osage County è stata presentata nel giugno 2007 da Steppenwolf Theatre Company, Chicago, Illinois (Martha Lavey, direttore artistico e David Hawkanson, direttore esecutivo). August: Osage County ha debuttato a Broadway, Imperial Theatre il 4 dicembre 2007. Prodotto da Jeffrey Richards, Jean Doumanian, Steve Traxler, Jerry Frankel, Ostar Productions, Jennifer Manocherian, The Weinstein Company, Debra Black, Daryl Roth, Ronald Frankel, Marc Frankel, Barbara Freitag, Rick Steiner e Staton Bell Group. Autorizzazione concessa da A3 Artists Agency 350 Fifth Avenue 38th Floor New York, NY 10118 USA

Agosto a Osage County racconta un dramma familiare di rara intensità e imprevedibilità, in cui l’aridità del contesto – l’estate afosa delle Grandi Pianure dell’Oklahoma – si specchia con quella interiore dei protagonisti. Nella contea di Osage, in Oklahoma, vivono Violet e suo marito Beverly Weston, poeta alcolizzato. Un giorno l’uomo scompare misteriosamente e la famiglia si riunisce precipitosamente, riportando a galla vecchi ricordi spiacevoli. Il ritrovamento del cadavere e il suo funerale daranno il via a una emozionante e divertente resa dei conti.
Scrive Tracy Letts: «La speranza di ogni drammaturgo è quella di poter attingere, attraverso la narrazione, a temi universali. Con molti americani condivido la storia di famiglie – per lo più discendenti di agricoltori irlandesi, tedeschi o olandesi – che hanno forgiato la loro etica dagli anni della Depressione fino al Baby Boom. Condivido il conflitto multigenerazionale che inevitabilmente nasce quando coloro che non hanno nulla hanno lasciato il loro orgoglio e il loro senso di colpa a coloro che non hanno voluto nulla. August: Osage County è il mio tentativo di esplorare questo scisma generazionale e la sensibilità del Midwest, perché, come disse Sam Shepard quando gli chiesero perché scrivesse così tanto sulla famiglia: “Che altro c’è?”. Agosto a Osage County ci può dare una possibilità per imparare come le dinamiche della “famiglia” continuino a plasmare noi e il nostro approccio al mondo».
Nelle sue note, Filippo Dini dichiara: «Nel poco tempo in cui assistiamo al ricomporsi dei molti componenti di una famiglia, che avrebbero volentieri sopportato in solitudine le tante spaccature che li hanno allontanati, riconosciamo in quella violenza, in quelle ferite mai curate, in quell’amore furioso, le dinamiche e la matrice stessa del nostro essere adulti oggi. Non ci sono vincitori in questa storia, come forse non ce ne sono nella nostra epoca: non c’è alcun riscatto, né un miglioramento delle coscienze, o di stili di vita, solo un assistere privo di pietà allo scarnificarsi lento e inesorabile di quella cosa oscura e misteriosa che siamo fin troppo abituati a chiamare famiglia. Tutto, però, ci viene raccontato con un sorriso perfido e divertito, come se un certo amore per il senso del ridicolo (che senza dubbio ognuno di noi manifesta assolutamente inconsapevole all’interno del proprio focolare) possa curare quelle ferite e alleviarne il bruciore continuo e inesorabile. Così il timido richiamo a Čechov non è così casuale e involontario, anzi guardando questa storia attraverso il suo sguardo (e credo che il nostro autore un po’ ce lo suggerisca) ritroveremo quel divertimento, quell’aridità degli spazi e degli animi, quella stessa attesa di una apocalisse imminente, che ci ridarà calore, proprio perché ci riguarda direttamente».

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