IL GRANDE VUOTO
drammaturgia Linda Dalisi, Fabiana Iacozzilli
Dramaturg Linda Dalisi
con Ermanno De Biagi, Francesca Farcomeni Piero Lanzellotti, Giusi Merli e con Mona Abokhatwa per la prima volta in scena
progettazione e realizzazione scene Paola Villani
luci Raffaella Vitiello
musiche originali Tommy Grieco
suono Hubert Westkemper
costumi Anna Coluccia
video Lorenzo Letizia
regia Fabiana Iacozzilli
produzione Cranpi, La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello Centro di Produzione Teatrale, La Corte Ospitale, Romaeuropa Festival
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna
con il sostegno di Accademia Perduta / Romagna Teatri, Carrozzerie | n.o.t, Fivizzano 27, Residenza della Bassa Sabina, Teatro Biblioteca Quarticciolo
Teatro Due, Parma
13 e 14 dicembre 2025
Cosa rimane di noi, se qualcosa rimane, mentre ci approssimiamo alla fine? Su questa domanda si concentra Il grande vuoto di Fabiana Iacozzili, in scena a Teatro Due il 13 dicembre alle ore 20.30 e il 14 dicembre alle ore 16.00.
Con questo spettacolo, ultimo capitolo della Trilogia del vento dopo La classe e Una cosa enorme, candidato a quattro premi UBU, la regista torna a perlustrare le zone d’ombra della nostra esistenza, a raccontare le nostre aspirazioni, i sogni e i fallimenti, la fragilità, la forza e tutta l’energia che ci rende umani. Ermanno De Biagi, Francesca Farcomeni, Piero Lanzellotti, Giusi Merli e, per la prima volta, Mona Abokhatwa sono i protagonisti dell’ultimo pezzo di strada che una famiglia percorre prima di svanire nel vuoto. Questo lento dissolversi è amplificato dal progressivo annientamento delle funzioni cerebrali della madre, una ex attrice, colpita da una malattia neurodegenerativa alla quale rimane solo il ricordo del suo cavallo di battaglia, un monologo tratto da Re Lear.
Intorno a lei, la casa si svuota di presenze ma si riempie di oggetti, polvere e ricordi, e si apre un dialogo impossibile tra la tragedia shakespeariana e il quotidiano più intimo, dove il dolore si trasforma, si traveste, gioca.
Il lavoro, scritto a partire da interviste con il personale e gli utenti delle RSA, trova risonanze e spunti in “Una donna” di Annie Ernaux, nel romanzo “Fratelli” di Carmelo Samonà e in “I curacari” di Marco Annicchiarico. Nell’atmosfera di un “eterno e smisurato pranzo domenicale”, la narrazione teatrale si contamina con il video in presa diretta per raccontare come le fotocamere di video sorveglianza permettano a un figlio di continuare a vivere la propria vita ed entrare senza essere visto in quella del proprio genitore: così diventa possibile guardare la propria madre giocare al solitario, fissare la televisione spenta, parlare con persone che non esistono, piangere, stare seduta e ferma sul bordo del letto, passare la notte a tirare fuori dai cassetti vecchie fotografie e pezzi di carta.
Con delicatezza e poesia si racconta una grande storia d’amore famigliare, capace di toccare le corde più intime degli spettatori e ribadire, ancora una volta, il potere salvifico del teatro.
Informazioni e biglietteria: biglietteria@teatrodue.org – tel: 0521.230242 – www.teatrodue.org
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