Incontri Teatro

14 e 15/11 – “La luna” al Teatro del Tempo

La 28ª stagione teatrale del Teatro del Tempo, realizzata con il contributo del Comune di Parma, di
Fondazione Monteparma e Fondazione Prof. Roberto Massini, è stata presentata in conferenza stampa
presso APE Parma Museo, alla presenza del Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione di
Fondazione Monteparma Angelo Vibi, del Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Parma
Lorenzo Lavagetto, del Presidente del Teatro del Tempo Mattia Ambanelli, della Direttrice Artistica
Simonetta Sorba e della Professoressa Giuliana Massini della Fondazione Prof. Roberto Massini.
L’offerta artistica propone quest’anno sei spettacoli e un laboratorio teatrale condotto da
Massimiliano Sozzi, attore professionista e formatore. Il laboratorio, rivolto a giovani e adulti con e
senza esperienza teatrale, rappresenta un percorso dedicato all’espressione, alla creatività e alla
relazione con gli altri attraverso il linguaggio della scena. La lezione di prova gratuita è in programma
mercoledì 28 ottobre alle ore 21 presso il Teatro del Tempo.

Sabato 14 novembre, ore 21; domenica 15 novembre, ore 17

LA LUNA


scritto, diretto e interpretato da Carlo Ferrari e Franca Tragni
tecnica e luci Erika Borella – produzione Europa Teatri

La Luna compie vent’anni. Creato da Carlo Ferrari e Franca Tragni e premiato nel 2006 al New Contaminate Art Aversa Festival, al Teatro degli Atti di Rimini e al Festival Le Voci dell’Anima, lo spettacolo torna in scena portando con sé vent’anni di vita e di teatro.

Protagonisti sono Gianfranco e Liliana, due artisti d’avanspettacolo che non hanno più un pubblico. Lei cantante, attrice e ballerina, lui intrattenitore: un tempo vivevano di numeri, applausi e lustrini; ora sono rimasti i debiti, i corpi segnati dal tempo e la ricerca ostinata di un ultimo, memorabile finale.

Tra Fellini e Leopardi, sogno e quotidianità, comicità e malinconia, Ferrari e Tragni costruiscono un piccolo circo di anime. Gianfranco e Liliana richiamano inevitabilmente Zampanò e Gelsomina de La strada: si cercano e si respingono, si feriscono e si sostengono, prigionieri di una relazione fatta di attrazione, dipendenza e piccole crudeltà.

Il palcoscenico diventa così allegoria della loro stessa esistenza: il luogo in cui continuano a provare uno spettacolo e, insieme, a cercare una possibilità di riscatto.

A vent’anni dalla sua nascita, La Luna acquista un significato ancora più intenso: uno spettacolo che da sempre racconta il tempo che passa porta oggi sulla scena anche il tempo realmente condiviso dai suoi interpreti con questi personaggi. Una storia tenera e feroce sull’amore, sul fallimento e sull’ostinazione di continuare a fare teatro.

Venerdì 27 e sabato 28 novembre, ore 21

PROCESSO A MATTEOTTI
di e con Alessandro Blasioli

con il patrocinio della Fondazione G. Matteotti

disegno luci Francesco Barbera

scene Miriam Pedone

prop. teatrali Mariano D’amico

costumi Francesca Bassotti e Sonia Signoretti

foto di scena Manuela Giusto

grafica Annarita Tartaglia

produzione esecutiva Progetto Goldstein

16 marzo 1926. Chieti è in “ordinato subbuglio”: il Palazzo di Giustizia è circondato da reparti armati, gli squadristi affollano le strade e la città attende l’inizio del processo agli uomini accusati del sequestro e dell’assassinio di Giacomo Matteotti.

Alessandro Blasioli parte dagli atti processuali per trasformare i nove giorni del dibattimento in materia teatrale, scegliendo una chiave sorprendente: l’ironia, la trasformazione attoriale e i princìpi della Commedia dell’Arte.

Sul palco prende così forma un caleidoscopio di personaggi e voci. Da una parte Pasquale Galliano Magno, avvocato della famiglia Matteotti; dall’altra Roberto Farinacci, segretario del Partito Fascista e difensore di Amerigo Dumini, principale imputato. Intorno a loro magistrati, militari, squadristi e curiosi compongono il ritratto di un Paese ormai profondamente segnato dal fascismo.

Il contrasto tra la gravità della vicenda e il linguaggio teatrale mette in luce le contraddizioni di un dibattimento che Blasioli restituisce come una vera e propria farsa giudiziaria. Quello che avrebbe dovuto essere il processo agli assassini di Matteotti finisce così per assumere i contorni paradossali di un processo contro lo stesso Matteotti.

Un lavoro di teatro civile che, attraverso la forza dell’attore e della Commedia dell’Arte, riporta alla luce una pagina cruciale della storia italiana e interroga il rapporto tra giustizia, potere e memoria.

Sabato 27 febbraio, ore 21; domenica 28 febbraio, ore 17

COME GLI UCCELLI

elegia per Francesco Guccini


di e con Rocco Rosignoli

Non un concerto di cover, ma una narrazione in musica dedicata alla vita e all’arte di Francesco Guccini. Rocco Rosignoli, cantautore e autore del saggio E l’eco si è smorzato appena. Ascoltare Francesco Guccini (Il Foglio, 2023), intreccia canzoni, aneddoti, curiosità biografiche, analisi e ricordi personali per restituire le molte anime del Maestro.

Il Guccini che rifiutava l’etichetta di autore politico e l’intimista capace di scrivere canzoni diventate generazionali, l’uomo profondamente legato all’Appennino e, insieme, una figura simbolica della Bologna del secondo Novecento.

Al centro del racconto c’è soprattutto la parola, territorio inesauribile della ricerca di Guccini, e il suo rapporto con la musica: non semplice accompagnamento, ma linguaggio capace di amplificarne senso ed emozione.

All’indomani della scomparsa di Francesco Guccini, Come gli uccelli assume inevitabilmente il valore di un’elegia. Rosignoli rende omaggio a quello che considera un Maestro attraverso un racconto intimo e appassionato, nel quale studio e memoria personale si alternano alle canzoni. Non una celebrazione nostalgica, dunque, ma un modo per tornare ad ascoltare Guccini attraverso ciò che continua a vivere: le sue parole, la sua musica e le storie che ha lasciato.

Sabato 6 marzo, ore 21

MISTERO BUFFO E ALTRE STORIE


di Dario Fo e Franca Rame – diretto e interpretato da Christian Poggioni

Una voce, un corpo, una piazza ideale e un pubblico con cui entrare continuamente in relazione. Christian Poggioni torna alla matrice popolare del teatro di Dario Fo e Franca Rame attraverso tre giullarate, recuperandone non soltanto i testi, ma il particolare dispositivo teatrale.

Scritti nella forma apparente del monologo, questi racconti sono infatti concepiti come veri e propri “dialoghi con il pubblico”. Lo spettatore viene chiamato direttamente dentro la narrazione di vicende che attingono soprattutto ai vangeli apocrifi e alla novellistica medievale, in un continuo scambio tra racconto sacro e cultura popolare, comicità e satira.

Fondamentale è il lavoro sulla lingua. Poggioni mantiene il linguaggio costruito da Fo attraverso la contaminazione di cadenze e parole provenienti da diversi dialetti dell’Italia settentrionale, fino al grammelot: una lingua teatrale fortemente onomatopeica nella quale gesto, ritmo, intenzione e suono acquistano un’importanza pari, e talvolta superiore, al significato letterale delle parole.

Anche la struttura conserva una caratteristica fondamentale del teatro di Fo: ogni giullarata viene preceduta da una breve introduzione che presenta vicenda e personaggi, preparando lo spettatore al racconto e trasformando progressivamente l’attore in narratore, interprete e giullare.

Lo spettacolo richiama così le rappresentazioni medievali delle piazze, i saltimbanchi e i cantastorie, restituendo al teatro la sua dimensione più essenziale e insieme più politica: quella di un incontro diretto con la comunità degli spettatori.

È la tradizione teatrale che attraversa Mistero Buffo, una delle opere centrali nel percorso artistico di Dario Fo e nella riscoperta contemporanea della figura del giullare come voce capace di raccontare il mondo dal punto di vista di chi normalmente rimane ai suoi margini.

Venerdì 19 e sabato 20 marzo, ore 21

SONGS, CHANSONS E CANZONI


con Stefania Rava, voce – Luca Savazzi, pianoforte

Canzoni, chansons, songs. Ma anche canções, canciones, liedjies, këngët. Cambiano le lingue e le geografie, ma rimane intatto quel particolare incontro tra note e sillabe che chiamiamo canzone.

Stefania Rava alla voce e Luca Savazzi al pianoforte scelgono la formazione più essenziale per attraversare questo universo: voce e strumento, parola e musica, senza sovrastrutture.

Il punto di partenza è una domanda apparentemente semplice: come riesce una canzone a dirci ciò che sentiamo utilizzando parole che noi non siamo riusciti a trovare?

È il piccolo paradosso intorno al quale si costruisce Songs, chansons e canzoni. Quando siamo felici, forse, ci lasciamo trasportare soprattutto dalla musica; quando siamo tristi scopriamo improvvisamente il significato di parole ascoltate decine di volte. La stessa canzone cambia perché siamo noi a cambiare.

Rava e Savazzi attraversano così il repertorio di George Gershwin, Cole Porter e altri grandi compositori, restituendo ogni brano alla dimensione raccolta del dialogo tra voce e pianoforte.

E mentre viviamo in un’epoca in cui si parla continuamente di intelligenza artificiale, il concerto rivendica implicitamente un’intelligenza molto più antica: quella misteriosa capacità di una melodia e di poche parole di riconoscere un’emozione, darle una forma e restituircela.

Qualcuno le chiama “solo canzonette”. Eppure, proprio dentro quei pochi minuti di musica possono stare un amore, una città, una perdita, un ricordo, un desiderio. A volte perfino un’intera vita.

Non resta allora che abbandonarsi a quel mondo di sogno che Gershwin, Porter e tanti altri autori hanno saputo costruire con le loro canzoni.

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