BDC 86
Colapesce
Doppia Uso Singola
Mostra fotografica dal 23 gennaio al 1 marzo 2026
Presso lo spazio di Borgo delle Colonne 28, Parma
In collaborazione con: Galleria Patricia Armocida
Visitabile sabato 24 e domenica 25 dalle alle 17
e su prenotazione scrivendo a info@bonannidelriocatalog.con
Ingresso gratuito
Inaugurazione: Venerdì 23 gennaio 2026, dalle ore 18.30
Alla presenza dell’artista Colapesce e della gallerista Armocida Dalle 21.30 selezione musicale a cura di Colapesce A seguire Colas dj set
“‘Doppia Uso Singola’ non è una mostra fotografica ma una mostra di fotografie”, dice l’autore, che di mestiere non fa il fotografo. Appassionato di catalogazione, da circa 15 anni documenta le camere d’albergo in cui si ferma durante i tour, ma non sa di preciso perché lo fa.
“‘Doppia Uso Singola’ si configura come una meditazione visiva sull’intimità, sul potenziale della solitudine e sulla molteplicità delle esperienze umane. Attraverso una selezione di circa 200 scatti fotografici viene esplorato l’universo personale, zelante e riflessivo di Lorenzo Urciullo, in arte Colapesce”, scrive il critico d’arte Domenico De Chirico.
“Per Colapesce [la fotografia] è una forma di annotazione visiva, intima, individuale, in dialogo e parallela a quello della scrittura. […] E’ la rappresentazione visiva del suo immaginario estetico e simbolico, in coerente continuità con la suggestiva sintassi del suo linguaggio musicale e cinematografico.” Doppia Uso Singola è la prima mostra personale di Colapesce. Una selezione di 200 scatti fatta dalla gallerista Patricia Armocida che ha scorto il potenziale nelle immagini pubblicate su Instagram dal cantante. Un archivio di circa quindici anni di ricordi e aneddoti divisi in tre serie: D.U.S., una catalogazione delle camere d’albergo che l’artista ha attraversato durante i tour, Teresa e Anna, dedicata a sua nonna e alla sua prozia, mostra le loro case, una di fronte all’altra, simili ma diverse, Giorni sfiniti, foto intime e simboliche che ritraggono la Sicilia con gli occhi di chi la conosce davvero. Fotografie di piccolo formato che racchiudono una rappresentazione della solitudine vista con sguardo ironico.
Doppia Uso Singola (testo di Colapesce) “Morire, non fosse che per fregare l’insonnia” Gesualdo Bufalino Doppia Uso Singola non è una mostra fotografica ma una mostra di fotografie. Non ho titoli né esperienze per definirmi tale, e non ho alcuna velleità di farne un mestiere. Sono un semplice fotoamatore: compro i cataloghi che m’interessano e vado alle mostre; così come vado al cinema e mi abbono a piattaforme streaming -anche se, come voi, nell’abbondanza non trovo mai nulla da vedere. Colleziono dischi, che negli ultimi anni ascolto sempre meno, più libri di quanto realmente riesca a leggere, e board games senza avere il tempo di giocarci. Ho tanti amici e amiche intelligenti che mi consigliano podcast meravigliosi, ma se mettessi insieme il minutaggio di tutti, non basterebbe un uomo bicentenario per ascoltarli. Ultimamente mi appassiona la tassidermia che applico solo sui carapaci recuperati in mare o in pescheria. Il mio orgoglio sono due Granseole che campeggiano serene nel mio salotto. Quest’arte della conservazione, non è poi molto distante dalla mia grande passione di fotografare gli alberghi vieux: esoscheletri di cemento, spesso usurati dalle condizioni atmosferiche, decentrati per motivi catastali, molti in riva al mare come granchi vuoti. A volte invece sono dei barbagianni impagliati nei centri storici, tramandati da padre in figlio a nipoti distratti. Ci tengo a puntualizzare che non nutro alcun interesse nel documentare i Business Hotel: sono asettici e senza memoria, ci dormo per carità, ma non mi emozionano quanto questi vecchi mammut cristallizzati. Sono un detentore d’Iphone da quindici anni, più o meno da quando la musica è diventata il mio lavoro principale, e non soltanto un salasso di caselli e benzina per andare a suonare, data secca, da Solarino a Modena. In questi tre lustri ho documentato centinaia di camere d’albergo: stanze stanche di essere stanze. Consumate, venali ma mai giudicanti, piene di oggetti ricorrenti: Chiavi pesanti o schede logore, asciugacapelli esausti come fiato d’anziano, telefoni che non squillano mai, grucce spossate in fila militaresca, casseforti insicure e vuote, televisori con decoder separato in equilibrio sul bordo superiore dello schermo, fra grovigli di cavi e mestizia. Cordicelle di emergenza dentro vasche con la psoriasi da prodotto chimico, Frigobar con mignon di liquori che pregano di essere bevuti, connessioni internet claudicanti, bicchieri di plastica incellofanati -perché “l’igiene è una priorità”; cuscini di velluto da starnuto alla sola vista, “servi muti” che dovrebbero essere in pensione da un pezzo.
Tangentopoli, ascensori che pigramente salgono e scendono verso sale colazioni minime. Succo di fu arance spagnole dal sapore medico, bacon ammassato a fianco a uova strapazzate dalla vita. A volte trovi la macchina dei pancake. Estintori. Una mia cara amica una volta mi ha detto che avevo fotografato un cestino così solo che sembrava depresso. Le D.U.S. corrispondono anche al mio passaggio all’età adulta, quella delle responsabilità. Se te ne hanno prenotato una, vuol dire che stai lavorando; e se stai lavorando, non sei più uno studente. Se non sei più uno studente, hai imboccato un sentiero senza ritorno con un finale uguale per tutti. Sul perché catalogo da tanti anni queste foto, di preciso non lo so. Molte le ho archiviate sul mio Instagram per ricostruire i miei spostamenti e per non mettere solo selfie con scritto “oggi va così” o “Spettinato since 85” et similia. Inoltre tutte queste istantanee sono piene zeppe di ricordi e aneddoti. Tipo quella volta in cui la receptionist mi consegnò la scheda della camera sussurrandomi “qui c’ha dormito il presidente Silvio Berlusconi”, o di quando rientrai distrutto in hotel dopo un concerto, aprii la porta della camera e trovai due inservienti che scopavano sul “mio” letto. Quando mi ha contattato Patricia della Galleria Armocida e mi ha detto che nella serie D.U.S. vedeva il potenziale per una mostra, inizialmente ero scettico. Dopo qualche giorno le ho inviato 1786 foto. Immagino si sia preoccupata. In questa macro selezione non c’erano solo foto di Alberghi, ma anche altri due temi a me cari: Teresa e Anna e, quelle che idealmente ho chiamato Giorni Sfiniti, legati a una Sicilia inaspettata e paradossale. Teresa è mia nonna, Anna sua sorella, ovvero la mia prozia. Vivono entrambe in via XX Settembre (giorno celebrativo in cui nel 1870 l’esercito italiano guidato dal generale Raffaele Cadorna, prese Roma dopo la breccia di Porta Pia, decretando la fine dello stato pontificio) a Solarino, con i balconi l’una difronte all’altra. Le ho sempre immaginate come le statue de La porta della sfinge in La Storia infinita, e io, come un piccolo Atreyu al rientro dalle elementari, dovevo attraversare il confine indenne. Quella parte di paese la chiamano Costa Casino, ma non c’è né “costa” né “casino”. È lontana dal mare e durante il giorno c’è un silenzio irreale. Le sorelle tengono molto alla loro indipendenza, anche se sono inseparabili. Ci tengono a sottolineare che hanno gusti diversi e visioni della vita differenti. Ma la realtà è un’altra: da più di 60 anni si arredano le case in maniera quasi identica, si vestono allo stesso modo, mangiano le stesse cose, parlano degli stessi argomenti e, nonostante l’evidenza, ti manderebbero al patibolo se provassi a far loro notare questa cosa. Da piccolo ho vissuto 9 anni a casa di Teresa, ma alcune stanze, di entrambe le sorelle, le ho scoperte anni dopo, perché all’epoca c’era in vigore una sorta di divieto d’accesso. La motivazione? Mantenere ordine e pulizia, termini sconosciuti ai bambini.
Per informazioni sulla mostra
E-mail: info@bonannidelriocatalog.com
Web: bonannidelriocatalog.com
Facebook: BonanniDelRioCatalog
IG: @bdcatalog Per informazioni e per visite fuori dagli orari di apertura E-mail: info@bonannidelriocatalog.com Telefono: 375 9882495 Bonanni Del Rio Catalog
Borgo delle Colonne, 28 – 43121, Parma – Italy
