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Fino al 15 gennaio 2017 – “Robert Capa in Italia 1943 -44”, la mostra a Palazzo Pigorini

“Robert Capa in Italia 1943 -44”: dal 7 ottobre al 15 gennaio le 78 immagini in bianco e nero scattate dal grande fotoreporter di guerra in Italia tra il 1943 e il 1944 saranno ospitate a Parma, nelle sale di Palazzo Pigorini in strada della Repubblica.

La mostra è organizzata e prodotta dalla Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia in collaborazione con il Museo Nazionale Ungherese di Budapest, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Parma, il patrocinio della Regione Emilia Romagna ed il supporto del Lions Club Parma Maria Luigia.

L’esposizione è curata da Beatrix Lengyel e promossa dal Ministero delle Risorse Umane d’Ungheria, dal Consolato Onorario Ungherese di Bologna, e dall’Associazione Culturale Italia-Ungheria e presenta 78 immagini in bianco e nero scattate da Capa in Italia nel biennio 1943 – 44.

Considerato da alcuni il padre del fotogiornalismo, da altri colui che al fotogiornalismo ha dato una nuova veste e una nuova direzione, Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954) pur non essendo un soldato, visse la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia, vicino alla scena, spesso al dolore, a documentare i fatti: “se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, ha confessato più volte. In oltre vent’anni di attività ha seguito i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra araboisraeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina.

A settanta anni di distanza, la mostra racconta lo sbarco degli Alleati in Italia con una selezione di fotografie provenienti dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. La serie, composta da 937 fotografie scattate da Capa in 23 paesi di 4 continenti, è una delle tre Master Selection realizzate da Cornell, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo, e da Richard Whelan, biografo di Capa, all’inizio degli anni Novanta e oggi conservate a New York, Tokyo e Budapest. Le serie, identiche tra loro e denominate Master Selection I, II e III, provengono dalla collezione dell’International Center of Photography di New York, dove è conservata l’eredità di Capa.

Esiliato dall’Ungheria nel 1931, Robert Capa inizia la sua attività di fotoreporter a Berlino e diventa famoso per le sue fotografie scattate durante la guerra civile spagnola tra il 1936 il 1939. Quando arriva in Italia come corrispondente di guerra, ritrae la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia fino ad Anzio: un viaggio fotografico, con scatti che vanno dal luglio 1943 al febbraio 1944 per rivelare, con un’umanità priva di retorica, le tante facce della guerra spingendosi fin dentro il cuore del conflitto.

Le immagini colpiscono ancora oggi per la loro immediatezza e per l’empatia che scatenano in chi le guarda. Lo spiega perfettamente lo scrittore John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie di Robert Capa: “Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”.

Ed è così che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne dove impazzano i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.

Settantotto fotografie per mostrare una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili, vittime di una stessa strage. L’obiettivo di Robert Capa tratta tutti con la stessa solidarietà, fermando la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la speranza.

Così Ernest Hemingway, nel ricordare la scomparsa, descrive il fotografo: Ѐ stato un buon amico e un grande e coraggiosissimo fotografo. Era talmente vivo che uno deve mettercela tutta per pensarlo morto”.

Accompagna la mostra un catalogo con testi di Beatrix Lengyel, Ilona Stemlerné Balog, Éva Fisli e Luigi Tomassini, bilingue italiano/inglese, di 192 pagine e 80 fotografie. È una coedizione Museo Nazionale Ungherese di Budapest e Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, prezzo di copertina 35 euro, prezzo speciale in mostra 30€.

ORARI APERTURA e INFO BIGLIETTI:
da martedì a domenica dalle 10.00 alle 18.00, chiusa il lunedì

biglietto intero: 8 €   biglietto ridotto 6 € (gruppi min. 10 persone, militari, ragazzi/studenti under 18, over 65 anni, universitari, famiglie) biglietto scuole 4 €

capa-parma2016-17Vita e opere di Robert Capa
(Éva Fisli)

Robert Capa è uno dei più grandi fotografi del XX secolo, se non addirittura di tutti i tempi. Un corrispondente di guerra dotato di tutte le qualità indispensabili al giornalista di razza: la tenacia, la necessaria aggressività nel raggiungere il cuore degli avvenimenti, l’inventiva, eccellenti capacità relazionali. A queste si aggiungevano le doti di un grande artista: forte sensibilità, capacità di riconoscere e scegliere temi, senso di composizione. Nonostante conoscesse la paura, fu con coraggio impegnato in tutti i più importanti scenari bellici attorno alla metà del XX secolo, avendo sempre ben presente l’eterno dilemma del giornalista e del fotoreporter: esserci per richiamare l’attenzione del mondo al dolore, senza però poter personalmente aiutare gli afflitti. Robert Capa svolse la propria professione con la massima intensità, rendendo quel costante conflitto interiore uno strumento nello sforzo di mostrare sempre ciò che veramente ritenesse importante. Mai nessun altro vi è riuscito completamente, perché nessuno mai si è trovato abbastanza vicino alla scena, come per altro lui stesso ebbe a confessare: “Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”. Era vicino alla morte del miliziano, era nel mezzo del bagno di sangue dei primi a sbarcare in Normandia, e, naturalmente, anche nel mezzo della guerra d’Indocina, dove calpestò la mina fatale. Visse una vita intensa, passionale, vorace nel desiderio di tutto ottenere, campione dell’azzardo. Una vita in cui non potevano trovare posto figli, una vita fatta di solitudine, una vita da apolide, la cui fine era forse già stata scritta dal destino. Probabilmente questo era l’unico modo per vivere e mostrare al tempo stesso tutto ciò che lo circondava.

Le fotografie di Robert Capa sono impresse nella memoria collettiva come piccoli frammenti del XX secolo. Sono tessere di un simbolico mosaico degli istanti che separano vita e morte e delle atrocità delle cinque guerre di cui fu testimone. Grazie alla delicatezza, all’umanità, alla spontaneità e alla sensibilità dei suoi scatti, generazioni di fotografi hanno compreso come sia possibile immortalare i dimenticati e gli ultimi nell’intimità degli attimi di cui si compone una vita, siano essi attimi di commozione, sollievo, terrore o felicità.

Tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 il Museo Nazionale Ungherese ha perfezionato l’acquisto della serie Robert Capa Master Selection III proveniente dalla collezione dell’International Center of Photography di New York, ente custode dell’eredità di Capa. La serie è composta da 937 fotografie scattate in 23 paesi di 4 continenti, ed è frutto di una selezione operata all’inizio degli anni Novanta da Cornell, fratello di Robert Capa, anch’egli fotografo, e da Richard Whelan, biografo di Capa. Le immagini selezionate – in gran parte da negativi originali – furono riprodotte in tre serie identiche, contrassegnate con stampo a secco “Robert Capa”. Nel contempo venne sancita anche l’impossibilità di produrre nuove serie. Delle tre, una rimase a New York, una si trova in Giappone, e la terza – con la suddetta acquisizione – è giunta nel paese natale di Capa, diventando parte del patrimonio culturale ungherese.

Immediatamente dopo l’acquisto, il Museo Nazionale ha organizzato, con grande successo, un evento espositivo divulgativo intitolato Elő/Kép, in cui sono state presentate le immagini più importanti ed interessanti della serie. Sempre nel 2009 il Museo Nazionale ha celebrato la carriera di Capa e l’acquisizione della serie Master Selection III con una grande mostra allestita nelle sale del Museo di Arte Contemporanea Ludwig, durante la quale sono state esposte 200 fotografie. Negli anni a seguire, grazie al lavoro dei colleghi dell’Archivio Storico Fotografico del Museo Nazionale, la collezione ha fornito il materiale per esposizioni di varia portata, sia in ambito nazionale, con una mostra itinerante che ha visitato 11 città ungheresi, che internazionale con la partecipazione all’Expo di Shanghai del 2010, e la presenza ai mesi della fotografia di Vienna (2011) e Bratislava (2012).

L’UNESCO ha aggiunto il centenario della nascita di Robert Capa ai giorni da celebrare nel corso del 2013. Il Museo Nazionale Ungherese ha ricordato il fotografo con varie mostre e iniziative, a cui è stato dato il titolo collettivo CAPA 100. Due di queste iniziative hanno assunto una notevole importanza nell’attività dell’Archivio Storico Fotografico.

La mostra Robert Capa / Il Giocatore d’azzardo, allestita presso il Museo Nazionale Ungherese (18 settembre 2013 – 12 gennaio 2014), tenta di ricostruire il contesto storico in cui visse Capa, alla ricerca di possibili risposte alla domanda: cos’era Robert Capa? Naturalmente e soprattutto fotografo e corrispondente di guerra, ma non si può ignorare la peculiarità di una vita segnata dal suo essere emigrante. Non aveva ancora compiuto i 18 anni quando lasciò Budapest per Berlino, mantenendo la cittadinanza ungherese fino al 1946: durante la seconda guerra mondiale lavorò dunque sul fronte come corrispondente considerato uno “straniero nemico”. Robert Capa era un seduttore, amava le donne e loro amavano lui. Era un giocatore d’azzardo, con un debole per poker e cavalli, disposto a mettere in gioco anche la propria vita. Fotografava eroi, creava eroi, divenne eroe lui stesso.

L’analisi storica della serie fotografica acquisita nelle collezioni dell’Archivio Storico Fotografico del Museo Nazionale Ungherese e i nuovi quesiti sorti in corso d’opera sono all’origine di una seconda grande mostra che viene allestita in Italia e che presenta le fotografie di Capa scattate durante la sua attività di corrispondente dal fronte italiano. Con il 2013 coincidono non solo il centenario della nascita di Capa, ma anche l’anno culturale ungherese in Italia, e, fatto ancor più determinante, il settantesimo anniversario di una svolta fondamentale nella storia contemporanea del Paese: lo sbarco delle forze alleate in Sicilia e a Salerno durante la seconda guerra mondiale. Robert Capa fu tra i primi a fornire corrispondenze dallo scenario bellico per testate con tirature di milioni di copie, come “Life”, “Collier’s”, “Illustrated”: le rapide azioni in Sicilia e in seguito le operazioni rese difficoltose tra Napoli e Cassino, che fecero soffrire soldati e civili. Nonostante ciò, il periodo italiano della carriera di Capa resta un po’ ingiustamente in ombra rispetto alle altre fotografie scattate durante la seconda guerra mondiale. Le mostre finora allestite in Italia hanno posto l’accento sulla carriera complessiva di questo padre del fotogiornalismo (Torino, 2013), oppure, nella scelta del tema bellico come nodo centrale, le immagini in questione non sono state prese in considerazione (Milano, 2009). Una serie di motivi ha concorso a relegare fino ad oggi questi scatti su un secondo piano d’interesse: l’oggettiva importanza delle immagini relative allo sbarco in Normandia o alla vittoria delle forze alleate a Parigi e Berlino, ma probabilmente anche la sensibilità del dibattito storico-politico a proposito delle vicende del fronte italiano. Basti però pensare che quasi un decimo delle 937 fotografie della serie Master Selection illustrano gli sviluppi bellici in Italia: 78 fotografie che non possono rappresentare una casualità. Queste immagini mostrano con forza drammatica i tragici sviluppi della guerra in Italia, gesti umani consegnati all’eternità, che condensano il corso degli eventi in fotografie a carattere artistico e documentaristico, eventi che in un certo senso pervadono ancora oggi la mentalità collettiva italiana. Le fotografie di questa importante sezione non vanno interpretate solo come mere immagini, ma anche come documenti storici, proprio come gli scatti dei fotografi inglesi ed americani relativi allo sbarco di Anzio, recentemente esposti al Vittoriano (Roma, 2011). Il sottile limite che divide il corrispondente di guerra dal fotografo militare viene qui continuamente oltrepassato in entrambe le direzioni. Capa non documentava sistematicamente, ma come corrispondente di guerra fotografava con sensibilità artistica e forza documentaristica il vero volto della guerra, i sentimenti, le persone comuni. La mostra italiana è dunque allo stesso tempo una mostra storica, documentaristica, ed artistica. In questo senso assume anche un ruolo prominente nel ciclo di iniziative nell’ambito dell’anniversario CAPA 100, organizzato dal Museo Nazionale Ungherese, che custodisce queste fotografie nel suo Archivio Storico Fotografico.

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Scritto da oggiaparma