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Fino al 20 marzo – “Gioventù senza dio” con Raffaele Esposito e Emanuele Vezzoli al teatro Due

GIOVENTU’ SENZA DIO
liberamente tratto dal romanzo Gioventù senza Dio di Ödön von Horváth

con Raffaele Esposito e Emanuele Vezzoli

spazio scenico Gabriele Mayer

costumi Laboratorio di Arte del Costume Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche del Teatro, Università IUAV di Venezia / Fatma Barbafiera*, Vittoria Gambaretto*, Giada Gentile*, Benedetta Risi*, Anna Laura Penna*
tutor Gabriele Mayer, Stefano Collini (assistente)

luci Claudio Coloretti

regia Walter Le Moli
assistenti alla regia Giacomo Giuntini, Ginevra Le Moli
e Francesco Bianchi*, Francesco Lanfranchi*

produzione Fondazione Teatro Due

*Studenti dell’Università IUAV di Venezia, Dipartimento PPAC – Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche del Teatro

8, 9, 11, 12, 16, 18, 19 marzo 2016, ore 21.00
13, 20 marzo, ore 16.00

diretto da Walter Le Moli

produzione Fondazione Teatro Due

La storia del professore e dei suoi giovani alunni ariani narrata nel romanzo del 1938 Gioventù senza Dio di Ödön von Horváth ha preso vita nell’adattamento teatrale realizzato da Fondazione Teatro Due, che torna in scena dall’8 al 20 marzo (8, 9, 11, 12, 16, 18, 19 marzo 2016, ore 21.00 e 13, 20 marzo, ore 16.00), con la regia di Walter Le Moli, interpretato da Raffaele Esposito e Emanuele Vezzoli.
La “gioventù senza Dio” del titolo sono i ragazzi venuti su durante il nazismo, educati sotto il maglio della propaganda del Partito, che li ha trasformati in piccole belve, capaci di picchiare un compagno per il solo divertimento di rubargli il pranzo. L’io narrante è un giovane professore di storia. Ha trentotto anni, i suoi alunni quattordici, ma un abisso incolmabile li separa. Gli alunni, già pronti a trasformarsi entusiasticamente in carne da cannone per il Reich, disprezzano il suo idealismo e i suoi ideali umanitari; lui li osserva con rabbia fredda e impotente. La stessa rabbia con cui guarda i suoi connazionali che hanno accettato il nazismo – chi per convinzione, chi per vigliaccheria, chi per convenienza – e anche a se stesso, che per guadagnarsi il pane scende ogni giorno a patti con l’odiosa, grottesca follia del regime. Ma un casi di coscienza ( un delitto, la necessità di salvare un innocente e smascherare un colpevole) gli farà capire che forse non tutto è perduto, che una scintilla di morale e di umanità (un Dio?) può ancora esistere.
Combinando i tratti del romanzo noir, del giallo e di quello di formazione, il testo affronta il tema scottante del coraggio delle proprie azioni, scandagliando la vigliaccheria dell’uomo nelle sue diverse forme.
Attraverso la crisi di alcuni adolescenti, descritti come “pesci”, dagli occhi fissi e sgranati, vuoti, che “vivono in un paradiso di stupidità”, Horváth delinea la crisi della Germania nazista, prossima all’immane catastrofe della seconda guerra mondiale, in cui i giovani tedeschi appaiono come le vere vittime.
Il pubblico rimarrà sorpreso da questo denso testo, che sembra scritto oggi e sembra parlare proprio di noi, raccontando di un sistema che plasma le menti giovani, controlla le azioni dei ragazzi e li vuole pigri, retrivi, piatti, allineati e subordinati. Agli occhi del professore gli alunni appaiono gelidi ingranaggi del sistema, ma la realtà in cui si trovano è ben più complessa, e se in superficie sembrano facilmente separabili le vittime dai carnefici, più si prosegue con la storia più questa si trasforma in un labirinto in cui le colpe non sono più nettamente attribuibili.
Questo romanzo espressionista, in cui Horváth ha steso una prosa perfetta, fulminea, è portato in scena da Walter Le Moli con cruda e essenziale spietatezza, affidando all’intensa interpretazione di soli due attori la complessità di un racconto in cui le immagini simboliche squarciano la superficie, rivelando profondità inattese. Come spiega egli stesso: “Gioventù senza Dio è, per usare una definizione alla Wedekind un cabaret satanico: ha qualcosa d’inquietante, richiede di entrare in una sorta di “trip visionario”, raccontando la sparizione dell’individuo e la nascita della massa; chiunque può essere l’altro e tutto il mondo diventa una gerarchia. Horváth tratta in questo romanzo un tema che sarebbe esploso solo col processo di Norimberga: quello della responsabilità personale, per la quale non basta dire – ho eseguito gli ordini” – e prosegue: “in questo testo la lingua di Horváth, magnifica e asciutta, dimostra le sue potenzialità cinematografiche; nella stessa scrittura è contenuta un’idea di montaggio. Infatti da Gioventù senza Dio sono stati tratti successivamente diversi film, l’ultimo dei quali è del 1991, del regista Michael Knof con Ulrich Mühe, il bravissimo e compianto protagonista de Le vite degli altri”.
A Gioventù senza Dio e all’autore Ödön von Horváth verrà dedicato un incontro del ciclo Mappe, venerdì 11 marzo alle ore 19.00.

Info biglietti e prenotazioni: tel. 0521/230242, biglietteria@teatrodue.orgwww.teatrodue.org

Info stampa:
Ufficio Stampa Comunicazione,
Fondazione Teatro Due
Viale Basetti 12/A, 43121 Parma
Michela Astri
Tel.0521/289644-59
m.astri@teatrodue.org

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Scritto da oggiaparma